Archivio di settembre 2006

Vecchio glorioso cuore nerazzurro
Google+Share

«Ho sempre giocato per vincere. Anche da ragazzo, quando si giocava per strada, si giocava per vincere. Non ho mai capito come si possa giocare e non cercare di vincere. Se non ci riesci, va bene, l’importante è sapere che hai fatto tutto il possibile.»

«Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità.»

«Quando ero calciatore i giornalisti erano pochi: c’era anche il tempo di fare amicizia con loro. I divi c’erano ma al cinema e alla tv.»

«Sono sempre stato del parere che se si deve essere un esempio per gli altri ci si deve anche comportare bene. Quando andavo all’oratorio non bastava essere bravi per giocare in squadra, ci si doveva sempre comportare bene. Poi diventa un’abitudine.»

(Giacinto Facchetti)

Non è che io sia un grande intenditore di calcio, ma non bisogna essere dei geni per sapere quando ci si trova di fronte a un grande campione e a un grande uomo, uno di quelli che diventano esempi di sportività dentro e fuori dal campo.
Quando poi il campione in questione si chiama Giacinto Facchetti, quello stesso Giacinto Facchetti che ricordi con nostalgia negli album delle figurine, quello stesso Giacinto Facchetti che rivedi nei filmati di Italia-Germania 4-3 e della Grande Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera, quello stesso Giacinto Facchetti che quando si beccava un gol sentivi sospirare tuo padre “Eh, quando c’erano Burgnich e Facchetti!”… bè, allora ti trovi davanti a un campione che quando viene a mancare lascia un vuoto un po’ in tutti noi sportivi, in tutti noi tifosi, in tutti noi uomini.
Un gigante buono, la cui grandezza è testimoniata soprattutto dall’affetto, dall’ammirazione e dal rispetto che verso di lui hanno gli avversari ancor prima dei compagni e dei tifosi.
Senza polemica, in un momento in cui tutti vorremmo ritrovare gli antichi valori del calcio, la vita ci ha strappato vigliaccamente una delle bandiere verso cui alzavamo ancora speranzosi lo sguardo. Coraggio, da oggi in poi dovremo solo guardare un po’ più in alto.

Flavio Nani

Vecchio cuore nerazzurro 6
Google+Share

«Quando muore una bella persona il mondo dovrebbe saperlo! Qualcuno dovrebbe soffrire! … Ma soprattutto, dovrebbe arrabbiarsi.»

(da Dr. House Medical Division 2×01 – “Accettazione”)

Fiorentina – Inter 2-3
Google+Share

Meno male. Sullo 0-3 mi stavo già preoccupando: temevo che partite rocambolesche come il recente 4-3 con la Roma in Supercoppa sarebbero diventate un ricordo e avremmo cominciato a giocare come il Milan di Sacchi o la Juve di Capello (e Moggi), vincendo le partite e controllando gli avversari.
Invece sono bastati 18 minuti a Luca Toni per segnare un paio di gol con la sua scarpetta d’oro e farci soffrire per altri 11 minuti più recupero.
Meno male: siamo ancora la solita pazza inter.